Pentecoste 2026 - vieni Spirito Santo - Apostole Sacro Cuore

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Domenica di Pentecoste
maggio  2026 - 🕑 3 minuti di lettura
Pentecoste
 
Un posto dove tira sempre il vento.

Fu una di quelle giornate che sembrano sorgere apposta per restare appesi al sole, mossi dal vento, come un cesto di bucato appena fatto.

Celebrata la festa dell’Ascensione di Gesù al Cielo, ecco mantenuta la promessa: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre».
 
La premura di Cristo, dunque, è che l’uomo e la donna non abbiano a soffrire della solitudine inutile e dannosa. Che non abbiano a patire dei pericolosissimi vuoti di memoria appena si troveranno da soli, fisicamente, a portare avanti dentro la storia l’avventura umana e cristiana: «Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto».
 
Si guardarono nel volto, gli Undici rimasti chiusi nel cenacolo appena fatto rientro a Gerusalemme, e al librarsi dello Spirito su di loro quasi si dissero l’uno l’altro: “Si è alzato appena un po’ di vento: credo proprio ti sia andato a finire un sorriso negli occhi”.
 
Un po’ prima appena, sembravano navi ormeggiate al sicuro dentro il porto (senz'acqua) di Gerusalemme: il tempo che Cristo arrivasse in Cielo, e il Padre mantenesse la promessa di liberare il suo Spirito come regalo agli amici del Figlio, e quelle barche di umani si resero conto che le barche non sono fatte per rimanere nel porto ma per avventurarsi in mare aperto.
 
Quando arrivò, dunque, la ciurma di amici ebbe l’impressione di essere dei navigatori in attesa proprio di questo: di un vento – più burrasca che refolo – che li spingesse al largo, senza la paura d’affondare nuovamente. Un soffio di vento, eccolo: e fu primavera.
 
Il vento non fa discriminazioni: tocca tutto e tutti. Eppure, nessuno vede mai il vento passare. Quando gli alberi chinano il capo, però, vuol dire che il vento è in fase di transito, che il vento sta passando sopra i nostri cuori:
 
«Il vento è un cavallo: senti come corre per il mare, per il cielo. Vuole portarmi via: senti come percorre il mondo per portarmi lontano» (P. Neruda).
 
C’erano delle carrozzerie, delle belle carrozzerie, di umani nel cenacolo: la più bella delle carrozzerie, però, senza la benzina non si sposta di un millimetro.
 
Quando la promessa si avverò – questa misteriosa forza d’amore che li mise soqquadro – più nessuno resistette al desiderio d’andare nel mondo ad annunciare la Buona Notizia della salvezza.
 
Il vento non bastò, però. Loro ci misero le vele: le aprirono, accettarono di buon grado che si gonfiassero, si gettarono su direzioni fino allora impensabili, quasi impossibili: qualcuno andò a finire sulle graticole fumanti come degli arrosticini, altri finirono impalati come il Maestro su legni d’infamia, altri ancora sentirono la bava dello sputo lisciare loro la barba. Altri, per la cronaca, furono fischiati dall'intelligenza del tempo.
don Marco Pozza
 
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