News: 21 giugno - Visita del Papa a Ginevra - Apostole del Sacro Cuore

LogoApostole
Logo Apostole_small
Vai ai contenuti

Menu principale:

Archivio News
Consiglia la pagina ad un amico!

Visita del Papa a Ginevra


In occasione della visita di Francesco alla sede del Consiglio Ecumenico delle Chiese pubblichiamo le riflessioni del priore della Comunità ecumenica internazionale di Taizé


Frère Alois Loeser,
priore della Comunità ecumenica internazionale di Taizé:
La visita del Papa a Ginevra è una pietra miliare

 
Giovedì 21 giugno, Papa Francesco si recherà in Svizzera, a Ginevra, presso la sede del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) o World Council of Churches (Wcc), in occasione del settantesimo anniversario di questo organismo – fondato ad Amsterdam nel 1948 – che riunisce 350 Chiese (ortodosse, anglicane, battiste, luterane, metodiste e riformate, e altre) di oltre 110 Paesi che rappresentano più di mezzo miliardo di cristiani. Il motto della visita, che durerà un solo giorno, è «camminare, pregare e lavorare insieme». La Chiesa cattolica non è membro del Consiglio ecumenico delle chiese, ma partecipa alle riunioni in qualità di osservatrice ed è membro della Commissione “Fede e costituzione” e della Commissione Missionaria.  
 
Pubblichiamo le riflessioni che, in occasione di questo pellegrinaggio ecumenico di Francesco, ha scritto frère Alois Loeser. Cattolico, frère Alois è priore della comunità ecumenica internazionale di Taizé, attualmente costituita da un centinaio di fratelli di diverse confessioni cristiane provenienti da quasi trenta Paesi.  
 
Significato della visita e attualità dell’unità  
 
Francesco sarà il terzo Papa a visitare il Consiglio Ecumenico delle Chiese a Ginevra. Queste visite rappresentano altrettante tappe storiche per il movimento ecumenico, dalla prima visita di Papa Paolo VI nel giugno 1969 fino a oggi. In effetti, esse sottolineano il carattere irreversibile dell’impegno della Chiesa cattolica, a partire dal Concilio Vaticano II, per promuovere la causa dell’unità dei cristiani.  
 
Più specificatamente, questa visita di Papa Francesco sarà una nuova pietra miliare in una serie di forti gesti ecumenici, dall’inizio del suo pontificato, tra cui i segni di amicizia con il Patriarca Bartolomeo, il suo incontro senza precedenti con il Patriarca Kirill di Mosca o la sua visita a Lund, in Svezia, per il 500° anniversario della Riforma.
 
Dieci anni fa abbiamo vissuto un momento ecumenico a Ginevra e in tutta la regione. Chiese locali di diverse confessioni avevano invitato Taizé ad animare un incontro europeo di giovani sulle rive del Lago Lemano. In quella occasione abbiamo anche collaborato con le istituzioni ecumeniche del posto. È sempre a Ginevra che frère Roger e i primi fratelli di Taizé hanno vissuto e pregato prima di potersi stabilire definitivamente a Taizé, alla fine della seconda guerra mondiale. Sono lieto che questa città continui ad essere un luogo di dialogo e unità.
 
Il ruolo del Consiglio Ecumenico delle Chiese oggi  
 
Il Consiglio Ecumenico delle Chiese e la comunità di Taizé sono nati nello stesso periodo, Taizé all’inizio della seconda guerra mondiale, il Consiglio poco dopo la fine del conflitto. In occasione del 70° anniversario del Consiglio Ecumenico, ho inviato un messaggio di amicizia al suo Segretario generale, il pastore Olav Fykse Tveit, in cui sottolineavo quanto la passione dell’unità dei cristiani fosse un’eredità comune del Consiglio e della nostra comunità di Taizé. In effetti, i rispettivi iniziatori vedevano, per le Chiese separate, una nuova tappa da compiere, una tappa di comunione e fraternità tra cristiani, in vista della pace sulla terra al di là del conflitto che aveva lacerato il mondo. Seguendoli, cerchiamo gli uni e gli altri di mantenere viva questa fiamma di unità.
 
Un organismo fondamentale del Consiglio Ecumenico mi sembra che sia il dipartimento “Fede e Costituzione”, del quale la Chiesa cattolica è membro a pieno titolo. “Fede e Costituzione” ha fatto un notevole lavoro teologico sull’unità della Chiesa, pubblicato cinque anni fa nel documento: “La Chiesa: verso una visione comune”. In questi ultimi tempi, il Consiglio Ecumenico ha compiuto sforzi notevoli affinché le Chiese s’impegnino per la giustizia e la pace. Ma, come il Patriarca Bartolomeo ha ricordato durante la celebrazione di questa domenica nella Cattedrale di San Pietro di Ginevra, “il Consiglio Ecumenico delle Chiese è stato fondato allo scopo di promuovere l’unità dei Cristiani”. Le difficoltà di comprensione teologica tra le Chiese non devono far perdere di vista questo obiettivo primario. È per questo che un lavoro teologico che osi fidarsi dello Spirito Santo è da valorizzare – proprio come le istanze di dialogo bilaterale che esistono oggi tra molte confessioni.
 
Camminare verso l’unità: una missione per tutti i cristiani  
 
L’unità dei cristiani è un imperativo fondamentale per i responsabili delle Chiese, ma nessun reale progresso sarà possibile senza una consapevolezza individuale dei credenti delle varie famiglie ecclesiali. Ciascuno può vivere al proprio livello la ricerca dell’unità come uno scambio di doni: condividere con gli altri quello che noi consideriamo come un dono di Dio, ma anche accogliere i tesori che Dio ha depositato negli altri. Papa Francesco sembra che lo esprima in modo molto chiaro quando dice: “Non si tratta solamente di ricevere informazioni sugli altri per conoscerli meglio, ma di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi”.
 
Per camminare insieme, si possono dare suggerimenti molto concreti:
 
- Andare verso coloro che sono differenti, verso un altro gruppo, un’altra parrocchia, un altro movimento, un’altra confessione ... Possiamo metterci il più possibile “sotto lo stesso tetto” senza aspettare che tutto sia pienamente armonizzato, anticipando la piena comunione.
 
- Tra i vicini e le famiglie di diverse confessioni, creare piccole “comunità di base”, pregare insieme nell’ascolto della Parola di Dio, nel silenzio e nella lode, per conoscersi meglio e imparare gli uni dagli altri.
 
- Fare con i cristiani di altre confessioni tutto ciò che è possibile fare insieme: studio della Bibbia, lavoro sociale e pastorale, catechesi – e non fare più nulla senza tener conto degli altri.
 
- Compiere insieme gesti di solidarietà, essere attenti insieme alla miseria degli altri, alle angosce nascoste, alle disgrazie dei migranti, alla povertà materiale come a tutte le altre sofferenze, alla salvaguardia dell’ambiente...
 
Non dimentichiamo che la comunione visibile presuppone anche una lotta interiore di tutti i cristiani. Non c’è unità senza perdono e senza riconciliazione. Tutto non potrà mai essere chiarito, ci saranno sempre ferite e situazioni inestricabili tra i cristiani che solo il perdono a cui Cristo ci chiama nel Vangelo può superare.
 
Ricerca di comunione e appartenenza confessionale  
 
Oggi vediamo che tra i giovani che vengono a trascorrere una settimana a Taizé un certo numero non sa bene come definirsi in modo confessionale. Per loro, scoprire una relazione personale con Cristo è più importante in questa fase, specialmente quando provengono da un contesto in cui la fede cristiana ha poco spazio.  
 
Tuttavia, noi cerchiamo di far scoprire a tutti l’importanza della comunione della Chiesa vissuta in modo molto concreto: non siamo cristiani da soli, abbiamo bisogno di una comunità ecclesiale come di una famiglia. L’esperienza della preghiera e della vita comune, come la vivono i giovani che vengono a Taizé, può dare loro un senso di comunione universale e anche il gusto per una comunità concreta autentica.  
 
Oggi può essere positivo che dei credenti si definiscano dapprima come cristiani, a condizione, tuttavia, che questo non li escluda da una vita comunitaria, nella realtà quotidiana del loro quartiere o del loro villaggio.
 
Condivisione eucaristica e unità cristiana  
 
Non è un caso che l’Eucaristia sia al centro della ricerca dell’unità dei cristiani, perché è proprio alla sera dell’ultima cena che Gesù ha pregato “che siano una cosa sola affinché il mondo creda” (Giovanni 17). La preghiera di Gesù è una chiamata concreta, urgente, a cercare l’unità fraterna. L’Eucaristia e l’amore fraterno sono legati per sempre. Quando i cristiani si uniscono per la condivisione eucaristica, Cristo è lì e continua a pregare per l’unità di tutti coloro che credono in lui. Come non essere attenti a questo?
 
Sorge una domanda: le Chiese che sottolineano che l’unità della fede e l’accordo sui ministeri sono necessari per ricevere insieme la comunione, non dovrebbero dare altrettanto peso all’accordo dell’amore fraterno? Non potrebbero quindi offrire più ospitalità eucaristica a coloro che manifestano il desiderio di unità e credono nella presenza reale di Cristo?  
 
L’Eucaristia presuppone quindi l’unità, ma non è anche la via attraverso la quale si approfondisce di più la comunione in Cristo? La nostra identità di cristiani si scopre meglio quando camminiamo insieme.

Compagnia Apostole del Sacro Cuore
20155 Milano (Italy) Via Arnaboldi, 2 - CF: 84002700155
Privacy Policy
Torna ai contenuti | Torna al menu