Pasqua 2018: Non si è mai soli davanti al mistero della sofferenza - Apostole del Sacro Cuore

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“Nuovi sono i cieli,
nuova la terra per la tua risurrezione.
Nuovo è il cuore,
nuovo il fuoco,
feconda è l’acqua,
più viva la terra per la tua risurrezione …
Ripeti il nome di ogni creatura, o Risorto,
e nuova vita e nuovo canto saranno sulla terra!”
( p.G.Vannucci)

 
In riferimento alla Pasqua giudaica, alla domanda: «Che cosa significa questo rito? (Es 12, 26)», nell’Antico Testamento vengono date due riposte distinte ma complementari. La prima spiegazione si può definire teologica perché il contenuto, o l’evento, che la Pasqua commemora è «il passaggio di Dio» narrato nel Libro dell’Esodo; Dio che «passa sopra», «risparmia», «protegge» le case degli ebrei mentre colpisce quelle dei loro nemici. «Allora i vostri figli vi chiederanno: “Che cosa significa questo rito?”; voi direte loro: “È il sacrificio della Pasqua per il Signore, il quale è passato oltre le case degli israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò le nostre case”»
 
(Es 12, 26-27).
 
La seconda interpretazione si può definire antropologica perché il soggetto della Pasqua non è più Dio che passa, ma è l’uomo che passa ed è salvato. Nel Deuteronomio, e in altre parti dell’Esodo, l’attenzione si sposta dal momento dell’immolazione dell’agnello a quello dell’uscita dall’Egitto che è vista come il passaggio dalla schiavitù alla libertà. Pur cambiando il “protagonista” delle due risposte, esse sono complementari perché anche il passaggio dell’uomo è visto in funzione di Dio: «Lascia libero il mio popolo perché mi serva». ….
 
Passando dalla Pasqua giudaica alla Pasqua cristiana, la prima domanda da porsi è: quando comincia a esistere una festa cristiana di Pasqua?
 
Dopo la morte e risurrezione di Gesù, la primitiva comunità cristiana per un certo periodo continuò a celebrare la Pasqua con i giudei, ma, ad un certo punto, i discepoli sentirono intimamente di vivere quella festa annuale non più come ricordo dei fatti dell’esodo quanto della morte e resurrezione di Cristo di cui erano stati testimoni alcuni anni prima. Cristo – il dato cronologico non poteva passare inosservato – era morto e risorto in Gerusalemme in occasione di una Pasqua ebraica; così, quell’evento – l’immolazione di Cristo – cominciò a essere visto anche come realizzazione di tutte le attese contenute nell’antica Pasqua. Gli autori del Nuovo Testamento reinterpretarono tutta la vicenda di Gesù come la realizzazione definitiva della Pasqua antica. La Chiesa ha dunque ereditato da Israele la sua festa di Pasqua, ma, nel passaggio da Israele alla Chiesa, essa è divenuta memoriale di qualcos’altro.
 
Si deve ad Agostino una mirabile sintesi teologica capace di ricondurre le due tradizioni pasquali della Chiesa antica ad una unità di fondo, integrando i due protagonisti e poli della salvezza: l’iniziativa di Dio e la risposta dell’uomo; la grazia e la libertà; la passione e il passaggio. Alla domanda: Che significa il rito? la sintesi agostiniana risponde: La Pasqua è passaggio attraverso la passione. La Pasqua è un transitus per passionem: un passaggio attraverso la passione. Girolamo, traducendo la Bibbia dai testi originali, aveva mostrato che Pasqua – che in ebraico suona phase – in latino significa “passaggio”; gli autori latini, da allora, si trovavano davanti ad un ulteriore dilemma: Perché chiamare la passione di Cristo “Pasqua”, se Pasqua significa passaggio? Agostino risolse il contrasto attraverso un’attenta lettura del testo di Giovanni, là dove si dice che «Il giorno avanti Pasqua, Gesù sapendo che era venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre […]» (Gv, 13, 1-20). Ecco il significato di “passaggio”! Ecco la conciliazione tra “passione” e “passaggio”! È Cristo che passa da questo mondo al Padre tramite la passione; «Tramite la passione – scrive Agostino – il Signore passò dalla morte alla vita» . A questo punto resta l’ultimo dubbio da dissipare: Allora è solo Gesù che fa la Pasqua? È solo lui che passa da questo mondo al Padre? Scrive Agostino: «Dal momento, che, come dice l’Apostolo, egli è morto per i nostri peccati ed è risorto per la nostra giustificazione, nella passione e resurrezione del Signore è consacrato il nostro passaggio dalla morte alla vita».
 
Quello di Gesù non è un passaggio solitario, ma un passaggio collettivo, di tutta l’umanità, al Padre. Ecco, l’altra mirabile sintesi di Agostino tra la Pasqua di Dio e la Pasqua dell’uomo! Tutti siamo dunque già passati, con Cristo, al Padre, ma tutti dobbiamo ancora passare. La fede ci ottiene il perdono dei peccati e la speranza della vita eterna se, però, amiamo Dio e il prossimo. Anche noi dobbiamo passare: se non passiamo a Dio che permane, passeremo con il mondo che passa; se non passeremo al Padre, passeremo al nemico. Passeremo dal mondo alla vita eterna, o passeremo «insieme con il mondo».
 
Pasqua è passare a ciò che non passa, a Dio, per i meriti della passione di nostro Gesù.



"Non si è mai soli davanti al mistero della sofferenza:
si è col Cristo che dà senso a tutta la vita.
Con Lui tutto ha un senso, compresi il dolore e la morte"
(Papa Giovanni Paolo II)

Compagnia Apostole del Sacro Cuore
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