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Incontro online CIIS regionale Sicilia 2021
“IL CORAGGIO DI ESSERE DONNE CHE SANNO PRENDERSI CURA”
 
Il 1° maggio 2021, la CIIS regionale, in questo periodo del coronavirus dove non si è potuto riunirsi con tutti gli Istituti Secolari presenti in Sicilia, ha pensato di programmare un incontro online con la piattaforma Meet trattando il tema:
 
“Il coraggio di essere donne che sanno prendersi cura”
 
La certezza di avere Cristo e la fraternità come punto di riferimento stabile ci fa vivere la fiducia, la speranza, la serenità, la creatività, il coraggio di andare oltre, ci fa essere forti in questo momento storico perché l’umanità ha bisogno di donne e uomini che incoraggiano a rialzarsi, a ricominciare, a riprendere il cammino. L’umanità con la sua storia è il nostro luogo teologico e il nostro campo di missione!

Diciamo che questa è la luce che ha guidato il nostro incontro con un titolo bello e impegnativo:
 
“Il coraggio di essere donne che sanno prendersi cura”.
 
Anziché puntare sulla relazione di un esperto, la stessa nostra Presidente ha presentato la sua relazione:
Papa Francesco, nel discorso inaugurale dell’Anno della Vita Consacrata 2015, ha sottolineato tre parole programmatiche: gioia, coraggio, comunione.
 
Capita spesso di sentir definire i consacrati e le consacrate come degli uomini e delle donne coraggiosi, soprattutto a causa delle rinunce che vivono o dei luoghi pericolosi in cui si trovano a svolgere la loro missione, ovvero per la scelta radicale della vita.
 
Tuttavia, oggi sembra ci voglia coraggio non solo per questo, ma ne serve molto per vivere la sfida della precarietà per vivere del poco, dell’essenziale, condividendo la condizione dei molti nel mondo che hanno ben poco di cui vivere. Per essere fedeli, per stare nella castità ci vuole coraggio.
 
Sì, perché il coraggio non è la virtù del leone o l’audacia dei supereroi. La parola coraggio non riguarda i muscoli o la forza, ma il cuore: agire con il cuore. Ed è proprio questo che ha fatto Gesù, fino alla fine (Cv 13,1): ci ha amato, fino al punto più alto dell’amore, fino al suo culmine, e dalla croce ha effuso il suo Spirito, lo ha rovesciato nei nostri cuori perché anche noi fossimo resi capaci di amare come lui ci ha amati (Gv 13,34). Agire con il cuore di «chi si sente amato dal Signore – ci insegna ancora Papa Francesco – e sa di riporre in lui la sua fiducia». È il coraggio di chi si sente accompagnato per le strade del mondo con la forza dello Spirito «a mostrare la potenza innovatrice del Vangelo», capace di dare quella risposta vera a tutti gli interrogativi che abitano il cuore dell’uomo, alla sua sete di vita.
 
Il coraggio è il secondo nome dell’Amore. E questo binomio noi donne lo viviamo!
 
Il coraggio cammina, oltre che con l’amore, con la speranza. La speranza si fonda sulla parola e sulla vita di Gesù, che è vissuto nel mondo, senza essere del mondo. Lo stesso atteggiamento Egli chiede a chi lo segue: vivere e lavorare nella storia, senza però lasciarsi rinchiudere in essa. Occorre un costante impegno per sostituire barriere con orizzonti e cercare di vivere in pienezza, di impegnarci a capire le dinamiche del mondo d’oggi globale e diverso, di essere donne profonde, forti, coraggiose, al passo con i tempi…
 
Collochiamoci come donne e donne consacrate nei luoghi di frontiera, facciamo sempre più nostra l’audacia dei Fondatori, portiamo la risposta evangelica dove la vita chiama: i migranti/sfollati, la tratta delle persone, i giovani, l’ecologia, i poveri, gli anziani. Viviamo lì la nostra dimensione profetica da donne che collaborano a far nascere una cultura dell’onestà, della trasparenza e della solidarietà, come alternativa di fronte alla cultura della corruzione e dell’egoismo. È una sfida che ci chiede di rinnovare e vivere a fondo l’opzione per i poveri, quelli di sempre e quelli di oggi.
 
Essere testimoni e annunciatori di bellezza, questa possiamo dire che è una prerogativa abbastanza femminile. Se il Signore Gesù «è il più bello tra i figli dell’uomo», allora essere a lui consacrati è bello. Il consacrato è chiamato a esser testimone di bellezza. In un mondo che rischia di scadere in un inquietante abbrutimento, la via della bellezza sembra l’unica via per giungere alla verità, o per renderla credibile e attraente, la via per salvare il mondo. Bella, allora, non solo coraggiosa e verace, dev’esser la testimonianza e la parola offerta, perché bello è il volto che annunciamo. Bello dev’esser ciò che facciamo e come lo facciamo. Bella la fraternità e il clima che vi si respira. Bello dovrà esser persino l’ambiente, nella semplicità e sobrietà creativa: la casa, la tavola apparecchiata..., che vi sia gusto e decoro negli ambienti, perché tutto nella dimora lasci trasparire la presenza e centralità di Dio.
 
Prendersi cura.   significa cercare di promuovere il ben-essere dell'altro.   COME?
 
- farsi responsabili; essere responsabili significa vigilare su quello che si fa e su quello che si dice e questa vigilanza deve accompagnare ogni momento del nostro agire, perché anche l'azione più insignificante o la parola meno rilevante basta a mutare la direzione di senso di una relazione.
- avere rispetto; Aver cura significa saper rispondere all'altro con un atteggiamento di accoglienza del suo bisogno senza permettere che il prendersi cura dell'altro si tramuti mai in possesso.
 
Far cogliere che l’altro è in quel momento l’unica persona al mondo importante per te.
- agire in modo donativo.  donare il tempo è donare l'essenza della vita. Proprio perché la vita è tempo, dare tempo agli altri è donare ciò che è essenziale.
 
Prendersi cura di sé stessi non vuol dire essere egoisti. Al contrario, dare priorità al nostro benessere vuol dire non solo migliorare la qualità della nostra vita ma anche affrontare meglio le nostre relazioni sociali e lavorative. Imparare a conoscere i propri bisogni ci aiuta, infatti, a sentirci più liberi e a saper cogliere tutte quelle occasioni che ci possono far stare meglio.

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Dopo la relazione della nostra Presidente, ci sembrava che questo momento ci chiedesse di comporre un mosaico di riflessioni. Liberamente abbiamo risposte alle tre domande che sono state stabilite perché ognuna si potesse esprimere secondo il suo pensiero.
 
Essi sono:
  1. Il genio femminile, una ricchezza per la società di oggi: - In che cosa consiste il coraggio femminile?
  2. La donna consacrata, una presenza attenta e stimolante nella Chiesa e nella società: - Come possiamo prenderci cura di ciò che è problematico e in crisi, e trasformarlo in occasione di crescita sia all’interno dei nostri Istituti che nella società?
  3. I molteplici volti delle sfide e delle difficoltà della consacrazione secolare: - Come riconoscere in questo tempo le difficoltà della consacrazione secolare e, a partire da essa, ad affrontare le prove e le nuove sfide del mondo di oggi?
 
Debbo dire che ci sono state risposte interessanti e tutte concorde abbiamo risposto che il coraggio femminile significa vivere una vita equilibrata ed armoniosa, cioè avere armonia dentro di noi, accettare ciò che siamo e quello che non siamo capaci di cambiare e, quindi avere coraggio per effettuare quei cambiamenti necessari per la nostra vita, perché la vita, la nostra energia vitale, il nostro cammino spirituale ce lo chiedono.
 
E ancora: La donna consacrata, oggi più che mai, deve essere una presenza attenta e stimolante sia nella Chiesa che nella società, cioè essere donne liberi, semplici e creative. Dove spesso regna una cultura di morte, può diventare una sfida ad essere con più forza una testimonianza visibile capace di prendersi cura delle persone a noi affidate e, intuire la bellezza che ognuno possiede. Dobbiamo, inoltre essere generosi per dedicare il tempo e le nostre energie per vivere con passione il presente e aprirci con fiducia al futuro. Insomma, si tratta di vivere la nostra vita di consacrate con la nostra vita: solo così possiamo essere testimoni credibili e seguibili.
 
Infine, rispondendo alla terza domanda, si è concordi nel dire che noi consacrate secolari, ci troviamo ad affrontare molteplici difficoltà nel luogo in cui viviamo e, sono tante. Di fronte a tutte queste crisi, oggi in modo particolare, dobbiamo cercare nuove forme di presenza e a porci nuovi interrogativi sul senso della nostra identità e del nostro futuro. Crediamo che prima di tutto abbiamo bisogno di un nuovo tempo di grazia, cioè a riscoprire, con il dono dello S.S., le ricchezze e le potenzialità di questa forma di vita che è la consacrazione, cioè è necessaria una pastorale vocazionale adeguate a queste nuove sfide che la società moderna ci impone.
 
Se infatti siamo chiamate alla santità e alla perfezione, queste sfide possono essere un modo per approfondire la nostra consacrazione, di lavorare insieme al fine di essere veri testimoni del servizio agli altri. Occorre in definitiva essere luce in mezzo alle difficoltà della vita.
 
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Dopo queste riflessioni scaturite da uno scambio reciproco, abbiamo chiuso il collegamento col ringraziarci gli uni gli altri e soddisfatti di come è andato l’incontro (direi oltre le nostre aspettative; eravamo circa 50 persone), ci siamo salutate con gioia ricordando a tutte che presto ci ritroveremo insieme ancora per un convegno che presto sarà organizzato.
DEO GRATIAS!
Paola Gambino
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