Glorificazione Busnelli: Glorificazione del R. Padre Ernesto Busnelli - Apostole del Sacro Cuore

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Glorificazione del R. P. Ernesto Busnelli SJ

Tutti noi siamo felici della nostra vocazione, ringraziamo il Signore per averci chiamato a seguirlo così vicino e in questo Istituto.

Dall’ eternità Egli ci ha pensato Apostole del Sacro Cuore e per questo ha chiamato Padre Ernesto Busnelli SJ e con il suo Spirito lo ispirò, lo guidò e gli diede forza di fondare questa bella grande famiglia spirituale.

Il Padre, obbediente a Dio, iniziò un difficile cammino e la Piccola Compagnia che stava nascendo, ricevette e fu testimone delle sue grandi virtù: abbandono nel Cuore di Gesù, passione per l'Eucaristia, amore per Maria, amore alla gente, umiltà, carità e fedeltà alla Chiesa e al Papa.

Oggi, le sue figlie, eredi della sua missione per la gloria di Dio Padre, guardano con gratitudine al loro fondatore, Padre Ernesto.  Il frutto svela le opere e noi, sparse nel mondo, testimoniamo che Dio ha benedetto, benedice tutt’ora il suo lavoro e la sua fatica.

La nostra gratitudine ci porta a chiedere a Dio Padre che "glorifichi con la corona dei santi", Padre Ernesto Busnelli che per la sua umiltà fa brillare nella Chiesa un sempre nuovo ardore missionario per la vita consacrata.

Inviamo questa preghiera composta da monsignor Sergio Buenanueva, Arcivescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Mendoza - Argentina.

Chiediamo a tutti di unirsi in preghiera e che il Signore esaudisca i nostri desideri e le nostre preghiere.
(Susana Brunet)

Biografia completa  (a cura di Don Alessandro Greco)

Preghiera

Padre di misericordia,
Tu hai donato a padre Busnelli,
Sacerdote gesuita,
un amore appassionato
al Cuore Eucaristico di Tuo Figlio,
e lo hai inspirato perché promuovesse nella Chiesa
la vita consacrata al servizio delle vocazioni,
Ti chiediamo che porti a compimento
l’opera della Tua grazia
glorificando il tuo servo con la corona dei santi,
Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen



Con approvazione ecclesiastica + Sergio O. Buenanuena Vescovo ausiliare di Mendoza.
Il 31 maggio, Papa Francesco ha nominato Vescovo di S. Francisco, nella provincia di Cordoba - Argentina-,
Sergio O. Buenanuena attualmente Vescovo Ausiliare di Mendoza.



Per la maggior gloria di Dio e per il bene di noi tutte, abbiamo “sognato” che Padre Ernesto Busnelli sacerdote gesuita venga annoverato tra i Santi.

La Presidente Generale Elba, con il suo Consiglio ha affidato questo servizio alla Provincia Italia nella persona dell’Apostola Luisa Nodari.

Con Maria Bellati siamo andate a parlare con Don Marco Gianola, incaricato per la causa dei Santi della Diocesi di Milano e precedentemente messo al corrente del nostro desiderio riguardo al Fondatore Padre Ernesto Busnelli.

Lui ha incoraggiato molto questo nostro sogno !!!

Si è messo a nostra disposizione per aiutarci in questo percorso, non facile, ma ricco di grazie particolare per la nostra consacrazione.

Riferendo poi alla Presidente Generale e al Consiglio quanto ascoltato, abbiamo avuto l’indicazione di formulare un progetto con un equipe incaricata di portarlo avanti.

Il progetto è stato denominato “Progetto Padre Busnelli”

In breve:
- Mettiamo Padre Busnelli, al centro della nostra preghiera personale e comunitaria organizzando anche gruppi in parrocchia.
- Fare incontri formativi sulle virtù del Padre Fondatore perché dal suo carisma, attingiamo ricchezze per la nostra vita di consacrate.
- Approfondiamo le sue virtù, la sua santità, attraverso la lettura meditata di ciò che è pervenuto dai suoi scritti.
- Le Responsabili, che abitualmente visitano le A.S.C. anziane, illustreranno loro questo progetto, incoraggiandole nell’offrire sofferenze e preghiere. Se esse hanno conosciuto Padre Busnelli, ne raccoglieranno la testimonianza.
- Proponiamo infine, per il “Progetto Padre Busnelli”, che il 20 di ogni mese, anniversario della sua nascita al cielo, sia per noi un giorno di preghiera particolare, di meditazione su Padre Ernesto Busnelli, di offerta di un piccolo sacrificio per la sua beatificazione: perché la nostra vita di consacrazione sia sempre più di Apostola Sacro Cuore, realizzando il Sogno del Fondatore “Per le vocazioni vale la pena dare la vita”
Luisa


Il giusto vivrà mediante la fede (Rm 1,17)

Il titolo “Sogno, progetto Padre Busnelli” come annunciato nella precedente circolare, vedrà una serie di articoli, che raccoglieranno dai libri a nostra disposizione (marrone, azzurro, rossi) le virtù, la santità del nostro Padre Fondatore.

L’obiettivo è di approfondire, leggendo e riflettendo sulle virtù del Padre, sulla sua santità per vivere sempre al meglio la nostra   vocazione di Apostole Sacro Cuore.

“La Fede”

Vivere di Fede: lasciarsi guidare da Dio, bramare ardentemente che Gesù sia amato e per il resto, la massima indifferenza.

Lo spirito di Fede deve essere come l’aria che respiriamo, mescolarsi in tutto, accompagnarci in tutto.

Figliola, anima di poca fede, scrive alla Generale, le difficoltà non devono far indietreggiare abbia grande fiducia e preghiera. (m. p 409)  

Gente di poca fede che temete? Se l’opera non viene da Dio si inaridisce all’istante, ma se viene da Dio fiorirà. Vedrete come l’Istituto fiorirà nel sacrificio; vedo già il Signore che semina alberi nel giardino delle ASC … Quando è l’ora di Dio, niente la può fermare e l’ora di Dio verrà.

“Mi rincresce per le tue indisposizioni, ma benedici le disposizioni di Dio. Malattie contrarietà sono:” L’abbraccio particolare di Gesù, doni preziosi dell’amore di Gesù."

Muore un’ASC? Il Padre manda le sue “congratulazioni” alla Generale: “Avete un altro Angelo in cielo”.

Un’altra volta per la morte di un’A.S.C: ”Mi dispiace per la sua perdita … ma come è consolante dire Deo Gratias !

Che il Buon Dio abbia concesso quell’anima perché nella Piccola Compagnia si perfezionasse”.

“Oh fede magnifica”, esclama “che alzi il nostro sguardo e ci fai incontrare i nostri cari sorridenti.”

L’espressione “sorridente” ritorna più volte quando il Padre parla dei defunti ed è una realtà di fede.
Il Padre ama molto la natura ed insegna a contemplarla: “Godi e gusti Gesù nella Natura. I fiori sono i sorrisi di Dio”. (m 410-411)

Da tutti gli scritti del Padre emerge una Fede adamantina, un continuo richiamo alla fiducia, al confidare nella ”provvidenza divina.”

Ma sicuramente anche per lui ci furono momenti di buio, tedio e ripugnanza (mar 414.)
“Siate la loro vittima, così che sentiate quanto si soffre quando allo spirito manca la piena luce.” “La fortezza è necessaria per vincere tedio e ripugnanza perfino a trattare con Dio”. “Anche Dio vi annoia? Diciamo anche questo a Lui”. “Scoraggiata? Che brutta parola!”

La mattina del 10 Agosto 1940, fu dato l’annunzio dello scoppio della seconda guerra mondiale, alla fine di un corso di Esercizi Spirituali, tutte si turbarono, ma il Padre raccoltosi un attimo con il suo tono calmo, disse: ”Figliole siamo nelle mani di Dio, perché agitarsi così? Accettiamo con amore la prova, confidiamo in Lui". Nessuno di noi morirà”. Così fu, nonostante i disastrosi bombardamenti su Modena, del gruppo di 40 Apostole nessuna perì. (m. p 416)
La fede, completa fiducia in Dio, si traduce in “confidenza, abbandono in Lui” alla “calma”, “alla tranquillità” il Padre esorta: ”Calma di un generale- amore di vergine - disprezzo di un eremita”.

“Abbandoniamoci all’Amore infinito e misericordioso, confidiamo, mostrando questa confidenza nella tranquillità dello spirito e del lavoro.”

Aggiunge: “L’ansietà e la fretta indicano che c’è ancora il troppo io che si sfoga nell’azione impetuosa.”

Il tema del “lavoro” da farsi con ordine e tranquillità ricorre spesso nelle “esortazioni” del Padre, si potrebbe trattarlo in relazione ad altre virtù, ma egli sembra collegarlo da un lato alla fiducia in Dio, dall’altro al fine che ci dobbiamo proporre:

“Gesù buono fa vedere che Egli pensa al lavoro e quindi vuole che le ASC amino tanto il lavoro, ma con tranquillità senza preoccupazioni … che siano fedeli al Metodo e alle Regole ed Egli aiuterà in tutto.”

“Ordine per arrivare alla santità, … santità ed ordine, poiché Dio, non è un Dio di disordine, ma di pace” Tutto il creato non è forse ordine perfetto?

“Tutta la mia vita dunque deve lodare Dio, con tranquillità, con – ordine – con armonia – imitare l’armonia del creato.”
Un motivo psicologico approfondisce queste esortazioni. La calma è necessaria per la libertà dello spirito: ”Non sia un lavoro da macchina a 100 Km, opprimendo lo spirito, lo spirito deve vivere.”
La calma non è sinonimo di freddezza, di inerzia spirituale, di assenza di lotta, anzi è “frutto di lotta, di confidenza in Dio … ma di una lotta condotta nella pace". Se vengono le tentazioni, accettarle con calma e umiltà, lasciando fare a Dio. Procurare di essere calma specialmente nelle miserie proprie. … calma anche nella noia.”

“La Fede prende forma nella: fiducia – calma – amore – coraggio, umiltà e ardore per Gesù. … coraggio! nella calma dello spirito si formi uno spirito tutto ardore per le anime.” (mar 416-419)
Maria Teresa


“La Speranza”

“Poiché nella Speranza siamo stati salvati”
 
Rm 8, 24-25 “Poiché nella speranza siamo stati salvati". Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.”
 
Sir 2,6. 9 “Affidati a Lui ed Egli ti aiuterà, segui la via dritta e spera in Lui". …" Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici: la felicità eterna e la misericordia”.
 
Le citazioni bibliche iniziali ci aiutano a comprendere come il Padre Ernesto vivesse la Speranza: tutto il suo atteggiamento era di fiducia in Dio, nel Sacro Cuore di Gesù, “dai suoi pensieri si possono ricavare le linee cristologiche della sua dottrina” (D. A. Greco p.78)
“Dobbiamo essere devoti all’ umanità di Gesù; S. Ignazio ne era devotissimo: imitiamolo.”
Questa breve riflessione non è secondaria, l’Umanità di Gesù si concretizzava per il Fondatore nella devozione al Sacro Cuore, manifestazione visiva dell’Amore della Ss.ma Trinità, per l’umanità intera.  Degli appunti, ricordi, meditazioni delle ASC raccolti dalla signorina Pederzoli, trascritti e conservati nei libri a disposizione delle Apostole, prediligo per questo lavoro il libro dalla copertina marrone (m) titolato:  P. Ernesto Busnelli s.j.,
Mi sembra di poter dedurre meglio, che la sua fede – fiducia era alimentata e intendeva una grande speranza.

A volte la parola era accompagnata dalla parola ma il Padre lo intendeva come rispetto per Dio Padre, per il Signore Gesù, per la Santa Vergine.

“Cosa si può temere se si tende al fine supremo il Paradiso?”
“Se teniamo il nostro cuore tutto per Lui, niente ci potrà turbare”.
“Non s’inquieti per le cose della terra: lo sguardo al cielo, dove Gesù ci aspetta.”
“La speranza in Dio è più ardente, quanto più nera è la vita e tremenda la prova.” (m 427 )         
 
Possiamo dedurre, che Padre Ernesto raggiunse nella vita, la perfezione della virtù della speranza. A volte se la presunzione e la disperazione si ponevano come ostacoli alla speranza, egli faceva di tutto per toglierle, dalla sua, come dalla vita della persona che aveva dinanzi, ricorrendo ad esempi d’umiltà, quasi come estensione della speranza in Dio, e con l’invocazione: Gesù solo! Egli lo volle come motto per l’Istituto, ne è esempio una preghiera, che ancora oggi le Apostole Sacro Cuore usano:
 
“Gesù solo è padrone del mio cuore,
con Gesù solo lavoro e porto la mia croce;
da Gesù solo la mia forza e la mia gioia,
per Gesù solo le mie preghiere, azioni e patimenti,
tutto per Te, o Cuore sacratissimo di Gesù.”
 
La Santa Vergine è l’altro grande amore di Padre Busnelli: “A Dio non arriviamo se non per mezzo di Gesù Cristo, ma chi ci porta è Maria. L’Apostola che non abbia una devozione grandissima a Maria non è sicura della sua vocazione”.
Ma in che consiste questa devozione? “Come per comporre una belle statua, la creta si lascia mettere nello stampo e plasmare dallo scultore, così noi dobbiamo chiedere a Maria di essere formate da Lei.” “Che cosa dobbiamo donare a Maria?
La salute, perché l’usi a maggior gloria di Dio; l’infermità, perché sia olocausto di riparazione;
il cuore, perché sia lampada perenne dinanzi a Gesù;
i meriti, perché siano incenso al trono di Dio;
le soddisfazioni, perché offrano grazie al Signore;
i desideri, per supplire le deficienze del nostro amore tutto per Dio, ma offerto per le mani di Maria, Madre del Buon Consiglio.”
“Come dobbiamo donare a Maria? Come la schiava alla mano della padrona”. (m 456)
Il Fondatore afferma più volte che la Madonna, Mater Boni Consilii, è “la vera fondatrice, dell’Istituto, la divina Superiora.”
 
E questo è un reale segno di speranza, per lui, Profeta degli I.S., che, seguendo le mozioni dello Spirito, e leggendo il segno dei tempi, fonda la Piccola Compagnia dell’Amore, come la chiamava all’inizio. Nella vita quotidiana esorta:
“Non dubitate, ci rivedremo; la Presidente divina ci penserà.”
 
Egli lo sperimenta: “Confido che la Madonna mi darà di rivederla. In questi mesi mi ha accontentato in tante circostanze.
Esorta di continuo ad avere speranza:
Confidiamo tanto in Mater Boni Consilii: Io confido molto, perché lascio fare a Mater B. Consilii.  
Si trattava della stesura delle Regole dell’Istituto.
“Io vecchio” diceva il Padre” desidero tanto andare in Paradiso per vedere la Madonna e ringraziarla”. (m 458)

Testimonia un Padre Gesuita, novizio nell’ultimo periodo di vita del Fondatore, che le sue ultime parole furono:
“Paradiso, Paradiso”.
Maria Teresa



“La Carità”
 
“Beati gli occhi che vedono, quello che voi vedete” (Lc 10,23) dice Gesù ai discepoli; possiamo applicare questa Beatitudine a Padre Busnelli, poiché il Fondatore, moderno profeta, vedeva segni che quasi nessuno scorgeva. Guidato dal soffio dello Spirito Santo fondò le Apostole Sacro Cuore raccomandando loro un Amore smisurato a Dio come emerge da tutto il suo carteggio. Una piccola e significativa prova la troviamo a pag 433 del libro Marrone:  

“Ami Dio per se stesso e per la sua perfezione e bontà …
un Dio vuole essere amato da Dio, cioè prima di tutto,
in tutto e soprattutto.
Amiamo Dio sopra tutte le cose:
più che i nostri beni, perché terrestri,
più che gli amici, perché mortali;  
più che la vita perché caduca,
più che noi stessi, perché siamo suoi.” (m 433)
 
Chi ascoltava Padre Busnelli o riceveva un suo scritto, restava affascinato dall’Amore per il Signore che sapeva trasmettere quasi come se ne fosse divenuto testimone vivente. Questo voleva dalla sua Fondazione: preparare le anime ad un sempre più perfetto amore:
 
”Se conoscessimo la bellezza, la grandezza, la dignità e il pregio di un atto di perfetto amore a Dio !...Chi può spiegare, indicare le vie dell’amore ardente a Gesù? Un Serafino? No: Gesù, Lui, Lui solo insegna alle anime. A noi però studiare come meglio prepararsi a questo Divino Amore.
 
Gesù Cristo, Verbo Incarnato è al centro dell’ascetica di P. Busnelli.
 
“Egli è la vita spirituale, è la causa efficiente della vita insieme col Padre e lo Spirito Santo. L’umanità di Gesù ne è la causa strumentale.  
Noi ameremo e onoreremo l’umanità santissima di Gesù, specialmente la sua bontà, sotto il simbolo del Sacro Cuore. Dobbiamo essere devoti dell’umanità di Gesù. ... Deve essere una devozione pratica col ricopiare le caratteristiche sue virtù, la mansuetudine, l’umiltà.”
 
“Quella delle Apostole è la vera compagnia dell’amore, la quale ha appunto per speciale culto il Sacro Cuore di Gesù fonte e sede dell’amore perfetto. Gesù solo! Lui solo deve essere amato e da tante anime.  Gesù amarti e farti amare.
Lo scopo delle A.S.C. è guadagnare i cuori, per Gesù e tutti per Lui. Il cuore è amore. Il cuore tutto consacrato a Gesù, immolato per Lui, è amore perfetto.  (m 433-450)
 
Oltre quella citata ed altre che si trovano sparse nel Vangelo l’elenco delle Beatitudini (Mt 5-1-11) da dove nascono?  
 
Dio Padre con l’Antica Alleanza si era “scelto” un popolo per farne il suo Regno Siate santi, perché io sono santo “ (cfr Lev 19,2. 20,26) è la sintesi delle sue scelte. Gesù, incarnatosi, dicendo: “Convertitevi perché il Regno di Dio è vicino ne ha ripreso i criteri, è il discorso delle Beatitudini (Mt 5,1-11).
Si può allora sostituire alla parola beati l’equivalente “santi?
 
Il nostro Fondatore sicuramente ha vissuto le Beatitudini: la povertà, l’afflizione, la mitezza, la misericordia; nel 1922, per motivi di salute va a Modena; nello stesso anno è trasferito a Bergamo, obbedisce,.. è la sua Via Crucis, possiamo dirgli “santo come i poveri in spirito”?
 
Accettare e offrire le sue sofferenze è di chi si affida a Dio, di chi lo ama più di se stesso, proprio come chi profondamente innamorato del Sacro Cuore e della sua Santa Madre, sa che la sua vita ed il resto è nelle loro mani.
Però, la Divina Provvidenza, gli permise in quei due soggiorni, attraverso la <direzione spirituale> di conoscere, seguire e formare diverse giovani alla vita di perfezione.
 
Il nucleo della secolarità consacrata nacque così, persone che desideravano donarsi a Dio, rimanendo nella situazione di famiglia e di lavoro.
Questo gruppo il Padre lo chiamò: Piccola Compagnia.
 
In seguito, con l’amore di Dio che lo riempiva, con semplicità ed umiltà, lo visse come dono di Dio:
Il Signore lo guidò da solo (Deut 32,12), “foste opera di Dio solo” ripeteva.  
 
Come tutti i Profeti e lo stesso Signore, anche P. Busnelli ebbe il suo tempo oscuro: e per molti anni, fu considerato come morto, mai una parola, mai uno scritto alle Apostole, nulla.
Raccontando questo fatto, quando poté riprendere i contatti con le Apostole, seguite in quel lungo periodo da P. Leonardi s.j., concluse (tratto liberamente dalle  pp 36-37 diCome un granello di senape”).
 
La Santa Vergine, Mater Boni Consilii, era una delle sue grandi devozioni, tanto da fargli scrivere: il Cuore di Gesù ascolta M.B. Consilii, se la Madonna è con voi il Cuore di Gesù vi inonda di grazie”.
 
Ma in che cosa consiste questa devozione?
Il Padre suggerisce una devozione ben solida, sull’insegnamento di S. Luigi Grignon de Monfort:

“Dobbiamo chiedere a Maria di essere formate da lei, dal suo modello perfetto” imparare a leggere dal Vangelo le sue virtù, di Lei che si è detta la “Serva del Signore”, applicandole alla propria vita come la creta si lascia che si lascia modellare dal vasaio.


Maria Teresa


“L' Umiltà”

“L’uomo veramente grande è colui che
fa sentire grande ogni uomo” (G.Keith)
 
Costituzioni n° 1 “Dio è l’unico Signore della storia: ogni cosa e l’umanità tutta è stata creata per lodare, riverire e servire Dio misteriosamente partecipa della sua vita e della santità che Egli comunica e dona continuamente alla sua Chiesa.”
 
Costituzioni n° 19L’umiltà riconoscimento del nostro essere creature redente di fronte a Dio Creatore e Redentore è il carisma che il Fondatore ha ricevuto e ha posto come base alla vita della singola Apostola e dello Istituto perché lo attuino nella vita della Chiesa.”
 
Padre Busnelli < La santità è fatta di coraggio, costanza, nel silenzio e nell’ombra, la santità è fatta di una lunga catena di fiat, pronti, sereni.
 
Gesù dice: “Imparate da Me che sono mite e umile di cuore”.   
 
L’umiltà è virtù e come il muschio, quanto più lo nascondi più si manifesta con il profumo e se lo porti allo scoperto perde il profumo. Le virtù non brillano, non desiderano essere ammirate; non domandano ricompensa, vivono di poco: il loro premio è nel bene che fanno e nel gusto che danno a Dio. L’umiltà è rifuggire le lodi, passare inosservati e insieme essere in attesa, raccolti e attenti quante cose dice Gesù. Richiami dolci o autoritari, (dalla Liturgia), pronti nell’immediato bisogno, ispirazioni sante in momenti di debolezza, colloqui intimi pieni di soavità, che ritemprano le nostre forze e ci fanno vittoriosi nelle tentazioni.
 
Umiltà è non lamentarsi del tempo, né delle incomprensioni, né delle difficoltà fisiche o interiori, tutto va illuminato con lo Spirito di Fede. Tutto diventi fonte di grazia, una Provvidenza infinita per noi. E ci vorrebbe tanto poco: un Fiat, un Amen, un Deo gratias alleluia.
 
Padre Busnelli .
 
Maria ci aiuti a vivere l’umiltà: La sua umiltà è sincera, perché fu sempre dimenticata, ignara, libera da se stessa.
 
L’ umiltà che vuole da noi Gesù deve essere come un velo trasparente che copre ogni azione o come un profumo soave del quale devono essere imbevute le nostre parole, i nostri pensieri, tutto quello che ci riguarda. Bisogna amare molto Gesù, per raggiungere la vera umiltà.
 
Gesù solo è tutto, noi il nulla. Il modello è Gesù nel Presepio, a Nazareth, sul Calvario. Ci sono umiliazioni necessariamente subite, ma altre possono essere scelte: rivelare la nostra ignoranza, confessare un errore che passerebbe inosservato, chiedere scusa di uno sgarbo involontario, stritolare ogni risentimento verso chi ci maltratta e dirne sempre bene. Il martirio del nostro amor proprio è a nostra disposizione ogni giorno.
 
Costituzioni n° 15 “Ogni Apostola armonizza nella propria vita, la vocazione personale con il Carisma dell’Istituto secondo i doni ricevuti dallo Spirito. La comunione fraterna non mortifica le differenze, bensì le valorizza e, orientandole all’edificazione comune, le rende espressione più ricca del mistero di Cristo.”
 
Padre Busnelli .
 
Costituzioni n° 14 “Le Apostole pur non avendo vita comune, formano una vera famiglia spirituale a immagine della SS Trinità”.
 
Padre Busnelli
 
Padre Busnelli sorride, ringrazia sempre di tutto.
 
L’unica vera gioia di chi ama Gesù è vedere amato Gesù, la felicità è assistere, aiutare, incoraggiare le anime.
 
Umiltà è adorare, amare, affidarsi a Gesù, con Gesù lavoro e porto la mia croce, per Gesù solo le mie preghiere azioni patimenti: riunisco così in un mazzolino tutta la mia vita e l’offro a te Gesù.
 
Umiltà è offrire anche i propri peccati: una brava ricamatrice da uno strappo sa trarre un magnifico ricamo; se con confidenza e abbandono, offriamo a Gesù le nostre miserie, Gesù dagli strappi della nostra anima sa trarre i magnifici ricami della sua Misericordia.
Maria Teresa


“Il silenzio della vita interiore”
 
Ogni uomo deve a Dio la sua vita, creata per percorrere un cammino su questa terra, che lo porterà a “un cielo nuovo e una terra nuova”, dove vivrà accanto a Dio per l’eternità (Ap. 21, 1-3).
 
E’ una strada aperta alla santità, che Padre Ernesto Busnelli ha sempre percorso con serenità e determinazione, con convinzione intensa e profonda, con sicurezza, nel silenzio esteriore ed interiore, impegnato e attento ad accogliere dentro di sé la voce che proveniva dall’Alto e che risuonava nella sua anima.La sua è una vita tutta interiore, volutamente nascosta e avvolta nel silenzio” (M, pag. 14). Mosso dall’Amore per il Signore e per i fratelli, ha voluto sintetizzare questo suo atteggiamento con le Parole della Scrittura tratte dal Vangelo di Marco: “Gesù solo!” (Mc. 9,8). Questo è diventato il motto delle A. S. C., che traduce, in sintesi, tutto l’insegnamento e tutta l’esistenza del Padre Fondatore, orientata verso il bene dell’amore di Dio.
 
Nel primo documento, B a pag. 135, leggiamo le parole della Cofondatrice M. Giuseppina Pavoni, che tutte chiamavamo con l’appellativo di “Madre”, ci dice: Il nostro venerabile Padre Fondatore, voleva dare all’Istituto un motto che richiamasse sempre le Apostole alla sorgente dalla quale nacque l’Istituto, allo spirito dal quale ebbe origine; voleva un motto che fosse un compendio, la sintesi dello spirito ignaziano. La Compagnia di Gesù ha per stemma il nome che è al di sopra di ogni altro nome il nome del Signore … il nostro Fondatore aggiunse “solo”, perché egli voleva che le Apostole fossero anime dotate in pieno, e, date le debite proporzioni, si modellassero allo spirito della Compagnia di Gesù: fossero delle ardite, per l’acquisto della virtù a gloria del Signore; voleva delle anime decise, staccate dalle cose della terra, staccate da tutto quanto non interessa Gesù”. E l’espressione “Gesù solo” ritornava continuamente sulla bocca del Padre e nei suoi scritti.  Mettere in pratica il silenzio richiede di viverlo come virtù; P. E. Busnelli l’ha esercitata con semplice naturalezza, frutto anche della sua indole forte e, nello stesso tempo, mite. In ogni circostanza non ha mai messo se stesso al primo posto, non lo interessava neppure. Lo conferma la testimonianza di un suo confratello: P. Carlo Giacon S.J.: “Non è facile ora avere un ricordo nitido di lui. Il motivo è che il Padre (che era Padre spirituale dei nostri in casa) non aveva caratteristiche tali da staccarsi sugli altri; amava molto la semplicità e l’umiltà. Questa sua serena modestia per me è certo una dote valida. Era assiduo e zelante confessore nella nostra Chiesa aperta al pubblico. Nella Cappella domestica si vedeva spesso, per brevi visite e per dire il breviario; la sua pietà era sincera e viva. Il suo parlare nelle ricreazioni, umile e semplice, tacendo sempre di sé e delle cose sue. Altri ricordi del Buon Padre (davvero esemplare) non ho” (M, pag. 284). E il Padre lo inculcava alle Apostole: “Abituatevi a parlare poco, a godere invece l’unione con Dio … Si vive la vita interiore vivendo alla presenza di Dio. “L’interiore è quella dello spirito” (R II, pag. 167).  L’Apostola pensi così: Gesù mi guarda, mi segue, mi incoraggia, mi sostiene … bisogna considerare il nostro cuore come dimora di Dio: … E l’anima parla, opera, sentendo che Dio la vede, le è vicino, …” (B, pag. 169).
 
E’ il sentirsi sempre vicini, in unione con Gesù, domandargli come diportarsi, ascoltare i suoi desideri, cercare insomma di fare tutto ciò che piace a Lui, ecco la vita interiore: “Unione con N. S.  Gesù Cristo” come disse Pio XII alle Apostole.  Diceva ancora:” Noi dobbiamo curare la vita interiore, l’unione con Dio e senza silenzio non c’è vita interiore; la vita dell’anima è nell’ascoltare la voce di Dio. Nel silenzio c’è il raccoglimento e nel raccoglimento Dio parla.. ci lasciamo guidare come bambini, ci eleviamo sopra tutte le cose della terra: è la vera vita dello spirito…Amare il silenzio per conservare il dominio di noi stessi, per mancare meno alla carità” (B, pag. 170)  
Lucrezia


“La Prudenza”
 
Studiando la spiritualità di Padre Busnelli emerge l’esercizio della virtù della prudenza, dell’equilibrio, del giusto mezzo, frutti del dono del consiglio, impetrato dalla Vergine Maria.
La docilità, poi, è la caratteristica fondamentale del suo modo di essere, che è docilità all’azione dello Spirito Santo.

Il Padre pregava a lungo, con calma rifletteva e non si fidava di sé stesso, per cui chiedeva aiuto nel discernimento, ascoltava con rispetto il consiglio che gli veniva dato.
Voleva essere sicuro delle risposte da dare, anche riguardo alle richieste sul suo comportamento avanzate dal P. Grana, suo Provinciale.

Quando poi si trattava del bene dell’Istituto si rivolgeva a persone di grande rispetto, da quello altissimo di Papa Pio XI a quello di P. Lombardi suo superiore, di Don Calabria, di P. Pio e anche dei Padri Vermeersch e Cappello a cui venne affidata la revisione delle Regole (M. pag. 503).

Da anziano continuerà ad accettare il parere altrui da parte di chi riteneva esperto e più saggio di lui, in particolare dai suoi superiori.
Lo faceva con spontaneità e naturalezza e, come sempre, si è lasciato guidare dallo Spirito Santo, ne ha accolto i doni con animo ben disposto” (M. pag.504).
Nella direzione spirituale, in tutti i suoi consigli, riteneva il dominio di sé e l’equilibrio come condizioni che rendono efficiente l’uomo“(M. pag.309).

Don Eleuterio Gazzetti confermò che: I chierici del seminario di Modena, ai quali aveva predicato per anni i Ritiri spirituali, lo chiamavano VIR DEI, uomo di Dio e veramente lo era …”.  
Soleva dire che la santità è fatta di tanti “” al Signore concretizzati nelle opere (M. pag. 309).

Per Padre Busnelli la virtù della prudenza consisteva:
Nell’equilibrio, nel voler fare la volontà di Dio e non la nostra, anche se essa ci sembra attraente ed eroica” (M. pag. 506).
Alcuni consigli riguardanti la prudenza nel condurre la sua vita e quella delle Apostole sono riportati nel testo B, a pag. 78 -79, ne cito alcuni:
In una lettera ad una Apostola, che andava in pellegrinaggio a Roma, scrive: “Vada al pellegrinaggio. Raccoglimento all’andata; santo raccoglimento al ritorno. Non smania di vedere; capitando l’occasione, con calma, può ammirare ciò che vi è di bello in Roma. In treno, però, impari ad ammirare le bellezze della natura, opera del buon Dio”.
“Nelle vacanze abituarsi a gustare Dio nella natura”.
“Avanti col sorriso … Non lavoriamo di fantasia, non immaginiamoci di dover fare chi sa quante penitenze e sacrifici, né sogniamo favori eccelsi e visioni straordinari; teniamoci nella realtà, nella verità, non andate a cercare lontano il mezzo per santificarci, esso è vicino a noi, in noi, nella vita di ogni giorno, in quanto, ora per ora, il Signore ci presenta”.

Lo stesso equilibrio consiglia alle Sue figliole, quelle che hanno responsabilità di altre anime:
“Forte nell’esigere, ma nel modo amabile …bontà e fortezza con le figliole”.


“La Giustizia”


“La giustizia e solo la giustizia seguirai, per poter vivere … (Deut 16, 20)

Per la virtù della giustizia occorre tener conto che essa inclina l’anima a dare a ciascuno ciò che gli appartiene.

Ci domandiamo: cosa appartiene a Dio? La virtù della religione, il culto che gli è dovuto e che potremmo riassumere con la parola “devozione”. Per Padre Ernesto “essere devoti voleva dire amare Dio: fare la volontà di Dio, cercare la gloria di Dio, fare tutto solo per Dio”.

Il Padre non parla di atteggiamenti o di azioni esterne, ma di dare il nostro cuore al Signore e, nella direzione spirituale, prettamente di tipo ignaziano, diceva: “Cerchino e desiderino in tutto di cedere agli altri, interiormente stimandoli quasi fossero superiori … in tal modo considerandosi gli uni gli altri, cresceranno in devozione e loderanno Dio nostro Signore che ciascuno deve sforzarsi di riconoscere nell’altro come sua immagine".

Questo è ciò che lui stesso ha messo in pratica soprattutto nei rapporti con i superiori.



“La Fortezza”

“Ti amo, Signore, mia forza, mia fortezza, mio liberatore” (Sl 18,3)

La fortezza: è un dono che si riceve dall’Alto, S. Paolo dice: “Tutto posso in Colui che mi dà forza” (Fil 4, 13) e Padre Busnelli ne ha avuta tanta.
Ha dovuto attraversare momenti difficili che ha affrontato perché l’opera dell’Istituto si compisse per il bene delle anime e li ha superati con “perseveranza, decisione ed energia” sino al termine della sua vita e al “massimo grado”.

Suprema prova di fortezza la dimostrò quando nel 1928 fu allontanato da Bergamo con la proibizione assoluta di occuparsi delle Apostole. Accettò il trasferimento a Padova e lasciò l’Opera alla intercessione di Mater Boni Consilii, che considerava la vera Presidente dell’Opera. Tornò ad occuparsene nel 1932 quando i Superiori glielo permisero.

Ancora un atto che lo mise alla prova, fu quando decise di rimanere fedele all’ispirazione del Signore e rifiutò la prima approvazione di Roma che ne falsava lo spirito.
In questo si può senz’altro dire che Padre Busnelli è stato un pioniere degli Istituti Secolari, un profeta, capace di intuire con lungimiranza tutta la portata di una totale donazione al Signore da vivere nel secolo.

Anche la magnanimità, la pazienza, la longanimità, sono diversi aspetti della virtù della fortezza perché la santità non è fatta di eroismi (di azioni eccezionali, cioè) ma di piccole virtù esercitate con costanza e coraggio, nel silenzio e nell’ombra”.


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