CONVEGNO CIIS REGIONALE SICILIA
settembre 2025 - 🕑 11 minuti circa di lettura
Bagheria (PA) 5/7 settembre 2025
Il tema del Convegno è stato: “Gli Istituti secolari: semi di speranza nel mondo”.
Anche quest’anno, oltre la grazia del Giubileo, come Istituti Secolari presenti in Sicilia siamo stati “convocati” per accogliere e vivere una doppia grazia: Il Convegno e l’Assemblea elettiva CIIS.
Come dice il sociologo e scrittore, Francesco Alberoni, la speranza non è un ragionamento, un calcolo… la speranza è una intuizione che scaturisce da un moto interiore e ci rimette in rapporto fiducioso con il mondo.
Anche il tema, scelto quest’anno per la Giornata Mondiale di preghiera per la cura del Creato, “Semi di Pace e di Speranza”, ci indica che lavorando nel nostro piccolo con dedizione e con tenerezza, si possono far germogliare molti semi di giustizia, contribuendo così alla pace e alla speranza.
La relatrice ha iniziato facendosi provocare dalla storia, citando alcuni stralci del testo augurale di fine anno 2024 del Presidente della Repubblica e quelle di Mons. Pierre Claverie, vescovo di Orano, ucciso ad Algeri nell'agosto 1996.
Un contemporaneo uomo di Stato e un Vescovo, entrambi credenti che nell'impegno e nel dialogo verso tutti riescono a pronunciare parole che sanno di vangelo e nutrono la speranza.
- Mattarella
In sintesi: La speranza non può tradursi soltanto in attesa inoperosa. La speranza siamo noi. Il nostro impegno. La nostra libertà. Le nostre scelte.
- Mons. Pierre Claverie
In sintesi: “È attraverso il dialogo che siamo chiamati a esprimere la nostra fede nell’amore di Dio che avrà l’ultima parola su tutte le potenze di divisione e di morte». Il metterci in ascolto della storia e della Parola ci permette di rimanere fedeli alla nostra vocazione di secolari consacrate/i non possiamo prescindere, disancorare la Parola dalla storia. Dio stesso ha scelto di mandare nel mondo la Sua Parola attraverso il Suo Figlio Gesù Cristo che è l'unica Parola di Dio pienamente rivelata e incarnata, rendendolo il centro della storia e della teologia. Come scrive K. Barth “La storia, non è un processo autonomo, ma è il luogo in cui la Parola di Dio incontra l'uomo, spesso attraverso la crisi, e dove la fede e la grazia divine sono poste al centro”.
Dentro questa storia, in questo mondo, quali parole di speranza?
Qualche chiarificazione sulle parole: speranza e ottimismo
Per molti la speranza coincide con l’ottimismo. Che differenza c’è tra speranza e ottimismo tra essere uomini e donne di speranza e ottimisti?
L’ottimista dice: andrà tutto bene, non fa i conti con la realtà, cioè non fa i conti con il dolore, con la realtà della perdita. L’ottimista procede per slogan. L’ottimismo è un’idea disincarnata.
La speranza si muove su altri binari, non nega il buio. La speranza fa i conti con il buio, con il presente, con il dolore, ci cammina dentro, non lo cancella, lo attraversa. Possiamo dire, l’uomo e la donna di speranza non disertano la realtà, l’attraversano, ci stanno. La speranza è quella energia interiore che spinge a cercare una luce anche ora che c’è il buio.
Che cosa vuol dire essere donne e uomini di speranza?
Mettersi in ascolto di questa luce che c’è e ti spinge a cercare. In ogni inverno, sperimentare che c’è una forza vitale, feconda, luminosa. L’uomo di speranza sta in una postura aperta, l’ottimista si muove in un sistema chiuso. Quindi chi spera, abita il presente ma non sta fermo, non si fissa, prende il largo, esce dal luogo dato e si mette in cammino anche se non sa’ dove sta’ andando, perché il futuro è imprevedibile, quindi la speranza è rischiosa.
Una parola di speranza
Ci chiediamo come rianimare la speranza? La Parola di Dio ci viene incontro per fondare il nostro sperare in Colui che per primo ha consegnato al Padre la sua vita ed oggi la riconsegna a noi.
La relatrice, in modo breve ha ripercorso i testi di Paolo proposti da Papa Francesco nel documento della Bolla di indizione del Giubileo del 2025 “Spes non confundit” che presenta dei passi biblici che formano un chiaro schema tematico sulla speranza.
Cito solo alcuni testi del Nuovo Testamento, della virtù della speranza, dove ognuna potrà rileggerli personalmente.
Romani 5,5 - Giovanni 10,7.9 - 1 Timoteo 1,1 - Romani 5,1-2.5 - Romani 5,10 - Romani 8, 35.37-39 - Romani 5,3-4 – Romani 15,5 -1 Tessalonicesi 1,3 - Corinzi 6,3-10 (Che riporto perché, questo passo descrive le difficoltà che i cristiani devono affrontare nel seguire Cristo, insieme alla profonda gioia e alla ricchezza spirituale che esse generano):
"Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga criticato il nostro ministero; ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio con molta fermezza: nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; con purezza, con sapienza, con magnanimità, con benevolenza, con spirito di santità, con amore sincero, con parola di verità, con potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama; come impostori, eppure siamo veritieri; come sconosciuti, eppure notissimi; come moribondi, e invece viviamo; come puniti, ma non uccisi; come afflitti, ma sempre lieti; come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto! "
Schema teologico della speranza
Dalle citazioni bibliche contenute nel documento, possiamo ricavare uno schema teologico che illumina le principali dimensioni della speranza cristiana:
1. Fondazione della speranza
- L'amore di Dio (Romani 5,5).
- La fede in Cristo (Romani 5,1-2).
- L'azione dello Spirito Santo (Romani 5,5).
2. Cristo al centro
- Cristo è la "Porta" della salvezza (Gv 10,7.9).
- Cristo è la nostra speranza (1 Timoteo 1,1).
3. Effetti della speranza
- Pace con Dio (Romani 5,1).
- Gloriarsi nelle tribolazioni (Romani 5,3-4).
- Perseveranza (Romani 5,3-4).
4. La sicurezza della speranza
- La speranza non delude (Romani 5,5).
- Si basa sulla riconciliazione con Dio (Romani 5,10).
- Nulla può separarci dall'amore di Dio (Romani 8,,35.37-39).
5. Vivere nella speranza
- Solidità e conforto (Romani 15,5).
- Fede, speranza e amore in azione (1 Tessalonicesi 1,3).
Conseguenze spirituali
Dalla carrellata di citazioni bibliche presentate, possiamo trarre importanti conclusioni e applicazioni spirituali che evidenziano la portata teologica e pratica della speranza cristiana:
- Una speranza fondata sull'amore di Dio
- Il carattere cristocentrico della speranza
- Giustificazione e riconciliazione come base della speranza
- La speranza in mezzo alle tribolazioni
- L'indistruttibilità dell'amore divino
Dalla parola ascoltata possiamo concludere che la virtù della speranza, ancorata all'amore di Dio, trova il suo centro e il suo garante in Cristo, sostiene il credente in mezzo alle tribolazioni e rafforza la sua vita spirituale. In questo senso diventa come una forza trasformatrice, capace di rinnovare i cuori e le comunità. In un mondo che affronta incertezze e sfide, il messaggio è chiaro: in Cristo la speranza non delude, ma ispira, sostiene e dà vita.
Come le nostre comunità di appartenenza sono sollecitate ad essere forza trasformatrice nel mondo e nella Chiesa?
L’esercizio della speranza
Il carisma della secolarità consacrata
Il binomio secolarità/consacrazione è il cuore della nostra vocazione. Manifesta al mondo e alla Chiesa la bontà delle cose create, l’immersione senza se e senza ma nella storia e nella dedizione all’uomo. In questa prospettiva la “consacrazione” è sinonimo di quella dedizione radicale al Regno che giunge fino alla verginità, alla povertà e all’obbedienza: dedizione che può permeare tutti i possibili compiti, tutte le possibili missioni.
Incarnare il Vangelo non è quindi un programma determinato di azione o un quadro fisso di comportamento, ma comprende giorno dopo giorno nel cammino della vita e nel costante ascolto della vita, della Parola, della storia e nella verifica nella comunità e con le persone che ci accompagnano intuiamo cosa fare e come vivere il carisma “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” 1Pt.3,15.
Riscoprire il carisma generativo delle nostre comunità di appartenenza, segni di speranza nella Chesa e nel mondo.
Mi pare che oggi il nodo dei nostri Istituti sia rimanere fedeli al proprio carisma e “incarnarlo oggi” vivendo le caratteristiche originarie nella modalità consona alla storia. Anche Papa Francesco, ci ha sollecitate ad andare in profondità nel vivere il nostro carisma e nell’essere attenti alla realtà: “La vostra vocazione e missione è essere attenti, da una parte, alla realtà che vi circonda domandandovi sempre: che cosa succede? non fermandovi a ciò che appare in superficie ma andando più a fondo; e, al tempo stesso, al mistero di Dio, per riconoscere dove Egli si sta manifestando. Attenti al mondo con il cuore immerso in Dio.”
Il tempo in cui viviamo presenta molteplici sfide che ci interpellano personalmente e attraversano le nostre comunità di appartenenza, ….forse il passo da compiere, è saper stare nella domanda prima ancora del voler dare delle risposte e cercare soluzioni semplici dinanzi alla complessità del mondo e della Chiesa. Le domande sollecitano ad uno stile personale di ascolto, di mitezza, di condivisione, di affidabilità, di responsabilità di disponibilità, possiamo dire un modo di essere, prima di mettere in campo azioni e cose da fare. Le sollecitazioni che ci provengono dalla storia offrono alle nostre comunità di appartenenza una possibilità concreta di rinnovare forme e modalità del proprio carisma oggi.
Per dare generatività ai nostri Istituti, viene chiesto di interrogarsi sulla fedeltà al proprio carisma, che è dono alla Chiesa e affidato alla povertà di ciascuna/o di noi. Quindi per proporlo alla Chiesa è indispensabile conoscere il proprio carisma per individuarne gli elementi universali cioè e quelli che rimangono nel tempo e gli aspetti che possono mutare, non essenziali e quindi richiedono da parte nostra una conversione.
Il carisma non è mio ma della Chiesa a me è stato affidato per farlo fruttificare e consegnarlo. Lo stile di ricerca e di fedeltà aiuta noi e la Chiesa a camminare su vie più aderenti all’oggi, più semplici e agili.
Ci ricorda papa Francesco: “questo percorso richiede di scardinare consuetudini che non parlano più a nessuno, di rompere schemi che imbrigliano l’annuncio, suggerendo parole incarnate, capaci di raggiungere la vita delle persone perché nutrite della loro vita e non di idee astratte. …
Il discernimento sugli elementi essenziali del proprio carisma e su ciò che può essere trasformato ci aiuta a ricercare i passi che possono essere fatti insieme con gli altri istituti, soprattutto per ciò che attiene il discernimento della storia, l’aiuto che i membri degli istituti possono avere nella la lettura della storia e il compimento di scelte adeguate.
Allora che può significare essere forza trasformatrice nel mondo e nella Chiesa?
Penso che possa significare
1) La riscoperta del carisma che ci è stato affidato (identità)
Esercizio di memoria personale e comunitaria contribuisce a rafforzare la nostra identità per essere “seminatori” di bene
2) La centralità della Missione
Abitare il mondo e le relazioni nello spirito della ricerca e dell’apertura al nuovo
3) Nutrire l’appartenenza alla Chiesa, esserci, “il servizio del lievito, il servizio nascosto e, al tempo stesso, evidente che sa morire dentro le vicende – anche ecclesiali – perché possano cambiare dal di dentro e portare frutti di bene…”
4) Assunzione di responsabilità e corresponsabilità, nell'esercizio della risposta personale e di collaborazione, di decentrando e affidando ad altri, imparando ad avere fiducia non solo nelle mie risorse ma anche in quelle degli altri.
In conclusione, la relatrice, ci ha fatto ascoltare il canto di Fiorella Mannoia: “Ho imparato a sognare”, una canzone che parla dell'importanza di non smettere mai di sognare e di inseguire i propri obiettivi, anche di fronte alle avversità della vita, perché è questa capacità che ci permette di andare avanti e superare i limiti. Il brano esorta a non lasciarsi abbattere dalle delusioni e a mantenere viva la capacità di creare e perseguire i propri sogni, poiché questi rappresentano una forza vitale che ci spinge ad andare "più in là".
Paola Gambino