Evento: Assemblea CIIS - Roma 9-11 novembre 2018 - Apostole del Sacro Cuore

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Assemblea CIIS - Roma 9-11 novembre 2018

   All’Assemblea, che si è svolta in Roma presso i Padri Passionisti, hanno partecipato 77 persone consacrate appartenenti a diversi Istituti Secolari italiani e sono intervenuti due Relatori: il Padre Giulio Albanese e il Prof. Matteo Truffelli. Entrambi hanno dichiarato che la nostra consacrazione secolare è la risposta alle esigenze del mondo attuale.
 
    Si è respirato un clima di gioia, di vera letizia, per i volti ritrovati, per i sorrisi, per l’interscambio reciproco quasi ininterrotto. La Presidente Marisa Parato, dopo aver fatto l’appello ha ceduto la parola al Padre G. Albanese il quale, con molta apertura e disponibilità ha parlato per più di un’ora sviluppando il tema seguente: “UNO SGUARDO SUGLI SCENARI CHE CI INTERPELLANO PER UNA PRESENZA SIGNIFICATIVA NELLA STORIA DI OGGI”. Il Padre, che si è presentato come un povero missionario, un menestrello di Dio, in realtà ha svolto molte attività importanti girando le Afriche del sud, svolgendo attività giornalistiche, fondando, venti anni fa, una agenzia di stampa con pubblicazioni missionarie; da dodici anni è direttore di “Popoli e Missione” della CEI e fa molto altro.

    All’inizio del suo discorso ha citato un breve saggio dal titolo: “Le leggi fondamentali della stupidità di oggi” (Ed. Mulino), il cui autore Carlo Maria Cipolla l’aveva scritto nell’anno 70 come strenna natalizia. In effetti, sulla scena della storia di oggi stiamo assistendo allo strapotere degli scoop. Cipolla divide la società in quattro categorie:
1) gli intelligenti e perspicaci,
2) gli ingenui e creduloni,
3) gli stupidi, cretini e idioti,
4) i malavitosi.
La terza è l’unica categoria capace di fare male agli altri e a se stessi. Gli stupidi costituiscono l’unica entità oggi di fare sistema e, per questo, sono imprevedibili e pericolosi. La fenomenologia odierna manca di una bussola orientativa. Dal suo punto di vista crede che si stia affermando l’egoismo degli idioti, dei cretini, il tratto eloquente degli stupidi, che consiste nell’incapacità di comprendere e distinguere ciò che è complicato rispetto a quello che è complesso. Le cose complicate si risolvono perché siamo di fronte ad una logica, forse ostica, che permette di ottenere delle risposte. Le cose complesse no, sono segnate dalla cornice della globalizzazione. Tutto si gioca all’insegna del buonismo del qualunquismo. Nell’ottica della complessità le semplificazioni sono perverse oltre ad essere pericolose. Ad esempio, il fenomeno della migrazione riguarda le periferie del mondo, non solo le regioni ospitanti, ma anche quelle di provenienza.

    La prima forma di solidarietà è l’informazione. Non dobbiamo avere paura delle parole dei malvagi, ma del silenzio dei poveri. Si fa fatica a seguire le mutazioni che sono molte e hanno a che fare con le nuove generazioni. Gli strumenti informatici come internet sono diventati vere protesi di cui non sappiamo farne a meno e vi è una accelerazione spazio – temporale dove si mescola la grazia con il peccato. Il Regno di Dio non coincide con la Chiesa e non è asettico; c’è il grano buono, ma c’è anche la zizzania. La Chiesa è lo strumento. In essa è necessario coniugare Spirito e Vita per capire che la nostra storia è di salvezza per tutti. Il primo segno che prevale è quello del pensiero debole. La nostra è una stagione di cambiamenti e l’evangelizzazione è questione di qualità. Tutti siamo responsabili per diventare sale e luce in ogni periferia della storia, anche esistenziale e la nostra presenza deve essere dalla parte dei poveri. Affinché la nostra sia una stagione di cambiamento occorre che tutto venga trasformato in lievito.

    Quando parliamo dei paesi poveri dimentichiamo che il debito è stato finanziarizzato, cioè il pagamento è legato a speculazioni in borsa. Il discorso è molto complesso e non lo possiamo comprendere con semplificazioni. Sappiamo però che, con questa modalità, la povertà è voluta e si sa già in partenza che il prestito non sarà mai restituito. In Italia le politiche di austerity si sono rivelate fallimentari.

    Papa Francesco ci riporta ai fondamenti:
1) non accumulare;
2) quello che hai condividilo.
Anche Gesù è stato interpretato secondo due scale di pensiero:
1) la Chiesa deve essere povera, deve rinunciare non solo al superfluo, ma anche al necessario;
2) il denaro può servire a fare il bene, operare progetti seri di sviluppo.
Nella Veglia di Pentecoste del 2013 Papa Francesco ha fatto una operazione di semplificazione dicendo: “I POVERI SONO LA CARNE DI CRISTO”. Che cosa aveva in mente? La prima Beatitudine: Beati i poveri “per” lo Spirito, ossia sii felice non da solo, ma con gli altri.   

    Il Prof. M. Truffelli ha affrontato, in due momenti successivi, il seguente tema:
“QUALI SPAZI DI PRESENZA PRIVILEGIARE PER STARE DENTRO LA STORIA”.
Essendo Presidente dell’Azione Cattolica ha esperienza riguardo a quale atteggiamento, “postura”, occorre avere nel nostro stare nel mondo e precisamente, nel modo contemplativo, imparando a guardare la Storia, vedendo in essa la Presenza del Signore e considerarla come Storia di Salvezza.
In un primo momento io ho pensato che fosse una cosa ovvia, invece no, questa Presenza deve essere scoperta, non fabbricata.

    Per capire ci facciamo aiutare da Papa Francesco (cfr. E.G. Nr. 71, 72): occorre guardare la città come spazio di relazione dove si realizza la pienezza dell’essere credenti e questo a partire dallo sguardo contemplativo di Dio che abita nelle case, vive tra i cittadini. La sua Presenza in questo mondo parte dalla vita delle persone, dalle loro speranze; ad esempio: 1) cosa leggiamo attraverso i flussi migratori?  2) Il diritto alla vita umana e poi il grido dei poveri? Quello di rileggere i diritti, spesso travisati da quelli privilegiati …  Noi pensiamo che questi Spazi siamo noi a doverli donare e non ci accorgiamo che questa nostra storia è già abitata da Dio. Occorre “aguzzare la vista per vedere la Presenza di Dio nella realtà che vivete” (Papa Francesco), perché il Tempo è abitato dal Signore, che vi apre gli occhi così come Gesù ha fatto con la Samaritana perché l’ha aiutata a scoprire ciò che c’era già nel suo cuore.
Occorre saper ascoltare il cuore del mondo attraverso la parola espressa o inespressa del tuo prossimo che incrocia la tua strada; si tratta di una sfida perché dall’ascolto, dall’attenzione vigile alla vita umana capisco quello che devo fare io, a quale punto devo lasciarmi cambiare dalla storia per essere adeguato a starci dentro (Paolo VI Ecclesiam suam Nr. 90).
Occorre immedesimarsi nelle forme di vita con una condivisione senza diaframmi, immergersi, stare nella Storia, guardando il proprio tempo ove il Signore già opera e sapersi prendere cura di qualcosa che ci assorbe per coltivarlo perché a questa storia vogliamo bene. Non uno sguardo inconsapevole, ma di chi si china per servire; stando in maniera chinata ci porta all’atteggiamento inginocchiato nella postura per far crescere nella storia il bene che c’è.

    Ecco alcuni caratteri del modo di vivere di alcune persone:
1) Senso di insicurezza. Paura nei confronti dell’altro, l’insicurezza del futuro senza certezze.
2) Tristezza individualistica, la coscienza isolata che è un grande rischio nel mondo d’oggi.  
3) Rancore, timore nei confronti degli altri. Barriere che ci spingono a difenderci.
4) Chiuderci dentro certezze a prescindere dalla fondatezza di ciò che è assurdo anche a priori. La nostra fede può diventare barriera, anestetico di fronte alla realtà del mondo. Dentro a questo contesto ci è chiesto di GENERARE PROCESSI da cui non possiamo prescindere (E.G. 222, 237), di avere fiducia del TEMPO. Innescare processi di cui non sapremo misurare la durata e non ne vedremo neppure la maturazione. Quali?
1) Generare speranza nella vita delle persone, con la capacità di affiancarsi a quella vita e aiutarla a vedere dentro di sé la Presenza di Chi cambia la loro storia.
2)  Soffrire di solitudine è realtà umana odierna da soccorrere per generare speranza come nella Samaritana. Sapersi fratelli legati gli uni agli altri.
3) Generare processi di misericordia. Gesù che con alza lo sguardo né verso la prostituta, né verso gli accusatori e li spinge a sapersi bisognosi di misericordia.  
4) Capaci di generare domande e non di dare risposte. Il rischio è di dare risposte a coloro che non sanno quali domande richiedono quelle risposte. Gesù che alla Samaritana pone domande.

    Occorre agire con la consapevolezza che ciò che è contingente non ha mai la capacità di esaurimento storico e sapere che la limitatezza del nostro agire sul piano storico è liberante perché è costruire un bene possibile. E’ sgravata l’oppressione del nostro fare dal timore della non adeguatezza, ma è anche responsabilità, è dovere nostro. L’agire è affidato a noi oggi e non domani e poi così, per come è; agiamo per la nostra Chiesa, per la nostra famiglia e non per altro e questo vuol dire fare scelte, stando nella storia, avendo lo sguardo rivolto alla storia anche se drammatica. Non ci sono forme, anche politiche, a prescindere dalla realtà stessa e neppure dal modificarsi della realtà stessa (Dottrina sociale della Chiesa).

    Il bene comune deve essere costruito in comune, con la corresponsabilità. Anche la salvezza dell’anima non è questione individuale, richiede un agire comunitario, che non significa uniformità e unanimità, perché i principi della storia richiedono la molteplicità (G.S. 75).
Occorre abbandonare l’idea che ci sia unicità. Siamo in un’epoca di profonda lacerazione con il Paese diviso in contrapposizioni anche tra chi vive in città o in campagna, tra Nord e Sud. Intere generazioni migrano verso il Nord. Poveri – ricchi, giovani – anziani. Concezioni amplificate dalla politica vengono moltiplicate perché le semplifica. Quello che ci manca è l’innescare possibilità di confronto cercando ciò che ci unisce.  Diventare tessitori di condivisione di ciò che ci unisce nel concreto della realtà mediante la rinuncia all’esercizio del pensiero critico rivolto al solo giudizio di ciò che è giusto rispetto a quello sbagliato. Rilanciare il valore della politica per recuperare il respiro grande attraverso la gestione dei problemi.

    Al termine della relazione del Prof. Truffelli sono seguiti i lavori di gruppo. Ben sette gruppi hanno analizzato cinque piste di riflessione articolate sul tema “Stare nella Storia”. Nella condivisione in Assemblea tutto è risultato molto interessante, riporto solo alcune risonanze con il commento successivo che ne ha dato il Relatore.
Occorre convertirsi, guardare con piacere il mondo, la realtà che è stata assunta da Gesù. Guardare come viviamo nei nostri ambienti, sentire la responsabilità affrontando la realtà in cui viviamo. Possiamo ascoltare, “esserci”, per rappresentare un’ancora per le persone in difficoltà, ridando fiducia. Mettere a disposizione la nostra gratuità privilegiando la famiglia.
Dare importanza al nutrimento spirituale che si assume attraverso la preghiera, con lo sguardo rivolto a Gesù Risorto, immersi in una storia che dà senso alla storia anche attraverso le situazioni drammatiche di sopraffazione. Gli incontri con le persone devono avvenire nel luogo dove esse vivono. Guardiamo cosa fa il Risorto: torna in Galilea dove aveva incontrato per la prima volta i discepoli. Dopo la Risurrezione li rimanda a vivere in Galilea nel luogo del grigio, della loro vita prima dell’Incontro.

Ci sono questioni aperte come la famiglia, i giovani nella formazione alla Fede, la formazione sociale e politica. Non è facile conoscere gli eventi e cogliere la differenza delle informazioni e la loro validità. A volte si chiede aiuto per poter instaurare un dialogo. È necessaria l’umanizzazione, il far cadere strutture mentali e cogliere il positivo in tutte le situazioni che ci coinvolgono. Qual è la mistica del vivere insieme? Che tipi di processi attivare in noi per suscitare speranza?
Il come formare alla passione del bene comune persone credenti che siano generose e formate, non è qualcosa che deve essere destinata specificatamente a qualcuno. Non riguarda la tecnica della politica, ma il senso di responsabilità attraverso la propria vita e nel luogo in cui viviamo.
Occorre tornare sulla propria vita e assumerla in modo più consapevole perché sappiamo stare in piedi assumendoci la responsabilità e la corresponsabilità. Occorre formare al senso del limite del bene della politica. Non affidiamo alla dimensione politica l’evangelizzazione, non mescoliamo. La Formazione avviene in un periodo in cui ci si prepara a vivere come percorso previo a ciò che dobbiamo fare, ma Papa Francesco dice che non occorre aspettare perché ci si forma facendo, siamo discepoli missionari. Sappiamo pure che occorre sempre metterci in discussione per cui è necessaria la Formazione permanente. I giovani di oggi sono animati da grande passione, tanto trasporto e creatività in ciò che ha a che fare con il loro pathos e si appassionano su ciò che riguarda il loro futuro.  Occorre partire – toccare la vita delle persone, iniziare da esse per capire e custodire ciò che le coinvolge nel luogo dove vivono, iniziando dalla periferia per assumere la prospettiva dei cassonetti. Occorre ricalibrare quello che siamo per diventare un canale adeguato. La mistica ha a che fare con le persone, nel desiderio di vivere la vita con gli altri; è nel lasciarci travolgere che si arricchisce molto la mia vita perché è il nutrirsi per dare speranza (la casa di Zaccheo). Ognuno lo deve fare a partire da dove si trova, nel luogo di vita ove cambia la realtà.

Lucrezia Deramo ASC

Compagnia Apostole del Sacro Cuore
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