Jewell Huston - 109_anni_di_normalita - Apostole Sacro Cuore

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109 anni di normalità e una certezza:
«La fede è la chiave della mia vita»
109 anni
Jewell Hutson vive in una modesta casa in Texas, è stata una maestra per 50 anni, si è sposata e ha avuto un figlio. Ora è vedova e nessuno le ha mai sentito pronunciare cose cattive sugli altri.

Una troupe televisiva entra in una piccola casa di quartiere. Che sarà successo? Un efferato delitto?
Ormai è questo che ci aspettiamo quando una famiglia assolutamente sconosciuta e anonima si guadagna i riflettori dei media.
Straordinario deve essere per forza tragico, questo il pregiudizio.
Molto più realisticamente, lo straordinario di ogni famiglia e di ogni persona è tutto ciò che di invisibile, semplice, costruttivo, impegantivo si porta a termine di giorno in giorno.
E per una volta la televisione è entrata nella casa di un’anziana signora per raccontare questo. Siamo in Texas e Jewell Hutson  è una sorridente signora che festeggia il traguardo notevole di 109 anni. Classe 1911, dunque. È molto curata e solare; il dettaglio di una manicure perfetta (un po’ di sana invidia per la tonalità rosa del suo smalto!) si abbina alla sedia a rotelle, segno che il tempo fa sentire il suo peso ma non abbastanza da togliere a una donna il desiderio di curarsi ed essere bella.

E poi lei si chiama proprio Jewell, gioiello. C’è qualcosa di prezioso da scoprire nella sua storia? Sì, il mistero della normalità che tiene in piedi il mondo, quell’intuizione che ricordiamo pronunciata dalla voce di Gandalf: il male è tenuto a bada dalle piccole cose, da piccoli gesti di bene quotidiani. La forza invisibile delle presenze normali è l’opposto del protagonismo. All’entusiasmo del giornalista per l’età così ragguardevole, Jewell risponde:

Non conto gli anni, lascio che accadano.

C’è tanta saggezza nell’intuizione del lasciarsi guidare da ciò che accade. Verrebbe anche da fare una facile battuta sulle «persone che contano»: cosa contano? Non è un caso che per indicare una figura importante secondo i crismi della mondanità si chiami in causa un verbo che misura. Il grande abbaglio da cui dobbiamo guardarci bene è proprio l’ipotesi che la nostra presenza abbia un valore solo se quel valore è numerico (in termini di soldi, di followers, di traguardi raggiunti, eccetera). Invece, valere fa proprio rima con accadere: stare a vedere a quale chiamata ci guida ogni giorno è l’unico invito che ci libera dalla schiavitù delle nostre (e altrui) misure.

Cosa è accaduto, allora nella vita di Jewell? Niente, direbbe lo sceneggiatore di una serie televisiva che deve fare il botto. Tutto, dice senz’altro Dio e il volto gioioso di questa donna approva. È stata maestra per 50 anni, si è sposata e ha avuto un figlio. Ha amato suo marito fino ad accompagnarlo alla morte nel 1965 e oggi vive in una casetta modesta, circondata dai parenti e festeggiata dagli amici del quartiere. Mezzo secolo di insegnamento le ha fatto il dono di aver cresciuto centinaia di bambini, di averli introdotti alla conoscenza di sé e del mondo. Contemporaneamente ha attraversato quasi tutta la Storia del ‘900, comprese le due Guerra Mondiali. Su quale sia la svolta epocale che più l’ha colpita, Jewell risponde: l’elettricità. E che ne dice dell’attuale rivoluzione tecnologica?

Non ho il cellulare ma ho due IPad.

Rimanere in contatto con gli ex-alunni è il criterio che le ha fatto fare questa scelta; non ha snobbato le novità, ha messo al centro le relazioni e non lo strumento. Ma insomma, non c’è proprio nulla di scabroso, scandaloso, eclatante nella sua storia, qualcosa che giustifichi il fatto che le si dedichi attenzione?

La chiave che apre tutte le porte
Qualcosa di effettivamente eccezionale Jewell ce l’ha. Nell’intervista una signora ci tiene a lodarla per un motivo preciso:

Non l’ho mai sentita parlare male di qualcuno.

Forse non sarà un’anima così perfettamente candida, ma fosse anche solo una condotta prevalente protesa a non «dire male» degli altri è già stra-ordinario. Il maledire, anche nelle declinazioni quotidiane che ci scappano con leggerezza e che ci inducono a gettare ombre tra noi e i vicini, è proprio il cavallo di battaglia del diabolico, della tentazione di minare alla base la comunità umana col veleno della separazione. La forza quotidiana invisibile di chi coi gesti e con le parole benedice, cioè osa dar credito al bene, è la rivoluzione silenziosa grazie a cui la violenza distruttiva delle malvagità non prevale. In questa impresa l’uomo resta l’alleato preferito da Dio per collaborare al progetto cominciato con la Creazione. Quello di Jewell, infatti, non è uno sforzo solitario animato da un vago buonismo astratto; la sua strada segue un percorso preciso:

La fede è la chiave della mia vita. Lascia che il buon Dio ti guidi. Se sei testardo abbastanza da continuare a guardare, c’è qualcosa di buono dentro a ogni piccola cosa che ti sembra solo male.

In tanti hanno provato a screditare la fede, trattandola come fosse una soluzione (il famoso oppio dei popoli, per dirne una). La saggezza spicciola di una 109enne ci ricorda che lo sguardo fede sta a monte e non a valle. Non è una medicina, ma una chiave. Apre, invita, spalanca. È la voce di Chi di propone l’alternativa definitiva alla gabbia dei nostri calcoli meschini e ci sprona a inoltrarci con fiducia in ogni nuovo giorno: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20)
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